Quando è stata inventata la pasta? Per trovare una risposta dobbiamo viaggiare indietro nel tempo di molti secoli, fino ad arrivare intorno al 200 a.C. nell’antica Roma, periodo a cui risale la principale fonte storica sulla cucina italiana, ad opera di Marco Gavio Apicio, gastronomo dell’epoca, il quale nel suo De re coquinaria, scrive sulla conservazione dei cibi e sulla pasta dalla robusta consistenza.

Tuttavia, arrivano nel Medioevo le più rilevanti scoperte che ci hanno portato ad ottenere la pasta che oggi ben tutti conosciamo: l’invenzione del sistema della bollitura e di nuovi formati, come le prime paste forate (penne, rigatoni, bucatini) e quelle ripiene (ravioli, tortellini, agnolotti), la pasta fresca all’uovo e la prima realizzazione della pasta secca a lunga conservazione, storicamente attribuita ai siciliani. Sempre in quest’epoca aprono le prime botteghe italiane di preparazione della pasta e a metà del XIII secolo nascono i grandi pastifici.

Anche celebri autori della letteratura italiana menzionano nelle loro opere quello che pian piano sta diventando l’alimento più diffuso nella società italiana. Nel XIV secolo nel famoso Decameron, Giovanni Boccaccio cita la pasta come simbolo di abbondanza alimentare. […]una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce, e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva […](G.Boccaccio Decameron VIII 3).

Nel corso di oltre due millenni, quell’atmosfera gioiosa venuta a crearsi intorno a un piatto di pasta è diventata, nell’immaginario collettivo di tutta Europa, l’emblema tipico dell’essere italiano. Ciò trova riscontro in numerosi capolavori di fama internazionale nati sia nella letteratura che nella musica, nell’opera, nel teatro e nel cinema.

Lungo la storia di quest’ultimo, ad esempio, un bel piatto di spaghetti o maccheroni si ritrova in numerosi film come elemento distintivo dell’essere italiano, con cui tratteggiare efficacemente personaggi e scene tipicamente nazionali.

Negli anni ‘50, periodo di ripresa economica, gli spaghetti, detti anche “pastasciutta”, diventano icona della gioia di vivere. A tal proposito, la prima immagine che torna alla mente è quella in “Miseria e nobiltà” del 1954 in cui Totò in piedi sul tavolo, famelicamente mangia spaghetti, cercando di nasconderne il più possibile in tasca. O la scena con Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Tiberio Murgia, in “Soliti Ignoti” (1958): la banda mangia pasta e ceci per consolarsi dopo il fallimento del piano progettato per un furto.

Concludiamo con un romantico omaggio alla pasta, proveniente dall’oltreoceano, uno dei più bei film d’animazione statunitense, “Lilli e il vagabondo”: i due cagnolini si innamorano davanti a un gustoso piatto di spaghetti al pomodoro, servito da un cuoco italiano.

Corta, spezzata, lunga, a tubetti, a conchiglie, a semi, a farfalle… di semola, all’uovo, integrale, fresca di grano duro… la pasta, è considerata oltre che un alimento, un elemento di unione nazionale, parte integrante della cultura ed identità popolare, uno dei simboli dell’italianità in tutto il mondo. Oggi è possibile ripercorrere i suoi ultimi otto secoli di storia all’interno del “Museo della pasta” a Roma, in cui scoprire i diversi strumenti utilizzati per la produzione, le opere d’arte dedicate e diverse informazioni nutrizionali.

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